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LA COSCIENZA DI ZETA

All’indomani di ogni Sanremo, è tempo di bilanci e Mara Venier. Vince Angelina Mango con “La Noia”, una ragazza di appena 23 anni che si aggiudica il Festival della canzone italiana nell’edizione immediatamente successiva alla sua vittoria di “Amici”, come accaduto in passato a Valerio Scanu e Marco Carta. Si aggiudica il leoncino d’oro davanti a 14 milioni di spettatori – 74% di share – come Giorgia nel 1995. Trionfa davanti a Geolier che, nonostante il 60% registrato al televoto, arriva secondo facendo storcere il naso al popolo napoletano, ricordando la bufera che si scaraventò sul Festival del 2019 con protagonista Ultimo.

Il trionfo di Amadeus (grazie anche a Carlo Conti e Claudio Baglioni)

 

Questo Sanremo è stato un grande successo, a prescindere da ogni giudizio personale (siamo tutti esperti di musica a febbraio), confermando quanto il lavoro di Amadeus nello svecchiare il programma abbia funzionato. Fiorello – che partecipò in gara nell’edizione del ’95 classificandosi quarto– è stata la spalla perfetta in questi cinque anni rivoluzionari. Il merito del cambiamento va dato anche a Carlo Conti e, ancor di più, a Claudio Baglioni. Dopo le edizioni sbiadite targate Fabio Fazio, Carlo Conti divenne il nuovo conduttore. Egli ebbe un forte impatto, sconvolgendo drasticamente la struttura e i colori del palcoscenico. Ispirandosi ad alcuni dei suoi programmi (come ad esempio” Tale e Quale Show”), introdusse l’utilizzo massiccio di luci bianche e blu elettriche che andavano a mettere in risalto una scalinata imponente, che con gli anni è stata ridimensionata. Questa scelta stilistica va a distaccarsi fortemente dal precedente padrone di casa, appunto Fazio, che mantenne una struttura più sobria illuminata da luci molto più calde che, per così dire, non favorivano l’attenzione dello spettatore medio davanti al televisore a notte inoltrata.

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Con Baglioni ritornò lo show. Il cantautore romano reintrodusse una tipologia di intrattenimento (a volte, focalizzandosi troppo su sé stesso) “che fa ballare e cantare anche a casa”.  Nonostante le aspre critiche mosse per la vittoria di Mahmood contro Ultimo (arduo capire che il televoto vale 1/3 del complessivo), Baglioni riuscì ad ottenere un riscontro positivo. Il suo forfait per la tripletta destabilizzò la dirigenza Rai. Arrivò quindi, il momento di Amadeus che prese in mano le chiavi dell’Ariston. Cucire intorno a lui il suo primo festival sembrò un’impresa.

Il conduttore dei “Soliti Ignoti” e di “Affari Tuoi”, invece, è riuscito ad amalgamare cantanti giovani da milioni di streaming a vecchie glorie rigenerate. Nel quinquennio di Ama per ben dieci volte sul podio ci sono stati cantanti under 35 e Diodato è l’unico vincitore sopra questa soglia. Nonostante il caso Bugo e Morgan, l’Ariston vuoto per la prima volta nella storia a causa della pandemia nel 2021, e i vari scivoloni dei Ferragnez, Amadeus ha tenuto in controllo lo show. Il suo principale merito sta nell’aver gestito ogni situazione come avrebbe fatto il padre di tutti i conduttori sanremesi, Pippo Baudo.

Il paragone con Pippo Baudo e il Festival di Sanremo del ’95

 

Ritorniamo a Sanremo ’95 – il più grande successo di sempre del programma e di Baudo – e mettiamolo a confronto con Sanremo 2024, l’exploit più imponente in termini di numeri di Amadeus, anche se distanziati da quasi 30 anni di storia e di edizioni della kermesse. Come già detto, nella quarantacinquesima edizione del Festival vinse una Giorgia ventiquattrenne – che veniva da Sanremo Giovani ’94 che potremmo definirlo l’antesignano di “Amici di Maria De Filippi” –  contro i favoritissimi Gianni Morandi e Barbara Cola. Fu per lei un trionfo, quattro premi  (Angelina Mango va via dalla Liguria con tre premi, ndr) tra cui quello della critica che davano per già vinto alla coppia bolognese. Prima di Giorgia, per ritrovare una vincitrice a Sanremo dobbiamo risalire alla fine degli anni ottanta con Anna Oxa, che vinse nell’89 con Fausto Leali. Per un trionfo rosa in singolo invece, bisogna andare a pescare l’edizione 1983 vinta da Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà”. Una situazione molto simile all’epoca contemporanea: infatti l’ultima donna a trionfare sul palco dell’Ariston prima della figlia di Pino Mango, è stata Arisa nel 2014 con il brano “Controvento”, senza considerare la bassista Victoria De Angelis dei Maneskin. Insomma, pare proprio che le due edizioni più viste nella storia moderna della kermesse siano connesse tra loro, considerando anche la marea di esordienti mischiati a tanti giganti convinti da Baudo a partecipare. Piccola curiosità: anche nel ’95 era presente in gara un componente della famiglia Mango.

L’Addio di Amadeus e il peso della sua eredità

 

L’addio del conduttore cresciuto a Verona lascerà un vuoto quasi impossibile da colmare. La Rai ha nel ventaglio delle scelte dei conduttori molto diversi fra loro, vedi Alessandro Cattelan, Stefano De Martino e Massimo Giletti, ma avranno le spalle sufficientemente larghe per reggere questa ingombrante eredità?

Amadeus è diventato, in questi cinque anni, più grande di Sanremo. Ha gestito “con il bastone e la carota” quella brutta bestia  del Festival che, come i mondiali, con aspetti positivi e negativi, unisce un popolo intero.

Il capodanno della nazione è finito e con lui anche il binomio Amadeus-Sanremo. Due vite indissolubilmente unite facendo tanto rumore, mandandoci fuori di testa con il fantasanremo, scacciando via la noia in quelle sei ore di spettacolo giornaliere, lasciando il passo a brividi, brividi, brividi.