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Il primo studio cinematografico nello spazio: una rivoluzione necessaria?

L’Universo, le stelle e i pianeti sono da sempre gli elementi della natura più misteriosi e affascinanti agli occhi di noi esseri umani. Parte di questo fascino proviene dal fatto che lo spazio è stato narrato, e rappresentato, in tutte le sue forme artistiche immaginabili.
Il cinema, soprattutto dopo l’avvento della CGI (Computer-Generated Imagery), ha probabilmente il peso maggiore in questo contesto. Proprio quest’ultimo pare essere il più vicino a rendere reale la fantascienza, dato che è in programma, entro il 2024, la realizzazione del primo studio cinematografico spaziale.

Per quanto sembri incredibile, la casa di produzione Space Entertainment Enterprise (SEE) si sta occupando di girare il prossimo film di Tom Cruise, e sembra essere molto decisa a portare la star di Mission Impossible dritta nello spazio.
Il primo film mai girato sarà in realtà russo: una piccola troupe è partita lo scorso ottobre verso la Stazione Spaziale Internazionale con l’intenzione di girare un’intera pellicola al suo interno. L’ambizioso progetto affidato all’azienda Axiom Space, in collaborazione con SpaceX, vuole però superare i concorrenti oltreoceano, lanciando in orbita il primo intero studio cinematografico. 
Il primo modulo della missione, Axiom Hub 1, partirà nel 2024, e attraccherà sulla Stazione Spaziale Internazionale, seguito dal modulo SEE-1, specifico per produzione di film ma anche per la realizzazione di programmi televisivi, eventi sportivi o concerti. Finita l’operazione, lo studio cinematografico avrà la forma di una sfera bianca di 6 metri di diametro.
I lavori su entrambi i moduli dovrebbero durare fino al 2028, anno in cui la così formata Axiom Station si distaccherà dalla Stazione Spaziale Internazionale, così da rimanere in orbitare nella bassa atmosfera in maniera completamente indipendente.

Da questo progetto fantascientifico, alquanto sensazionale, sorge spontaneo un quesito: è realmente necessario produrre uno studio cinematografico nello spazio, quando si può riprodurre in CGI praticamente ogni dettaglio dell’Universo?
Il progetto cinematografico, così come l’intera idea di Axiom Space di dare vita al turismo spaziale, sarà ovviamente una possibilità aperta solo a persone particolarmente abbienti. Nonostante non siano stati diffusi dai fondatori di SEE, Elena e Dmitry Lesnevsky, i dati riguardanti il budget per la realizzazione dello studio ed il seguente costo di utilizzo, si può facilmente immaginare che ne potrà usufruire solo una piccolissima parte della popolazione mondiale. Ma fin qui nulla di nuovo: il capitalismo funziona così.

Un fatto maggiormente preoccupante sarebbe l’impatto ambientale di un turismo di questo tipo. Come fa notare Eloise Marais, professoressa di Geografia Fisica alla University College of London, la partenza di un maggior numero di razzi non solo porterebbe ad un rilascio di sostanze inquinanti negli strati bassi dell’atmosfera, che durerebbero anche per due o tre anni; ma porterebbe ad un ulteriore assottigliamento dello strato di ozono. E l’emissione di CO2 per un viaggio nello spazio, sempre secondo Marais, sarebbe fino a 100 volte maggiore di quella di un volo aereo di lunga tratta. Nonostante le agenzie spaziali stiano lavorando anche per ridurre l’impatto ambientale dei motori utilizzati, sembra che questo non sia ancora sufficiente.

Per quanto possa essere affascinante riuscire a far diventare realtà quello che finora esisteva solo nella fantascienza, purtroppo il progresso scientifico e l’innovazione non sono mai scollegati dalla società e dall’effetto che hanno su di essa. Ogni «grande passo per l’umanità», può rivelarsi come un’autocelebrazione fine a se stessadelle nostre capacità scientifiche, che in fin dei conti sembra più dannosa che rivoluzionaria.